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Crepes alla Nutella
Buon giorno a tutti cari lettori! questa settimana vi posto una ricetta in particolare, vi chiedete perché particolare? Bè ve lo spiego subito! Giovedì parto per una vacanza tanto desiderata (starò via una settimana) e questa ricetta servirà per farvi capire dove andrò! Un piccolo quiz per vedere la vostra preparazione sulla provenienza delle pietanze, se riuscite a indovinare dove andrò posterò una ricetta dedicata al primo/a che indovina! Oppure se volete potrò fare pubblicità al vostro sito o alla vostra attività! Aspetto con ansia le vostre risposte, alla prossima settimana con la risposta del quiz!! A presto!!
Ingredienti:
- 40 g burro
- 250 g farina
- ½ latte
- Un pizzico di sale
- 3 uova
- 1 bustina di vanillina
PREPARAZIONE:
Preparate l’impasto delle crepes ponendo in una ciotola dai bordi alti la farina, la vanillina, il latte e il sale, e mescolando tutti gli ingredienti con uno sbattitore.
In una terrina a parte, sbattete le uova e poi, sempre sbattendo, incorporatele al composto di latte. Lasciate riposare la pastella coperta almeno mezz’ora.
Sciogliete il burro in un tegamino e incorporatelo all’impasto, amalgamandolo bene.
Ponete una padella antiaderente per crepes sul fuoco e fatela scaldare, quindi versate al centro di essa un mestolo di impasto (regolatevi in base alla grandezza della padella che userete) e, inclinando e ruotando la padella, distribuitelo su tutta la superficie.
Dorate la crepe per un minuto sul fuoco, poi giratela e fate la stessa cosa sull’altro lato.
Ponetela su di un piatto, spalmatela con un cucchiaio di Nutella, piegatela a metà su se stessa e poi ancora a metà, formando così una sorta di ventaglio.
Terminate la decorazione cospargendola con lo zucchero al velo. Se volete potete decorare la crepe immergendo un cucchiaino nella Nutella fluida e facendola colare a filo sulla sua superficie.
Mai successo?
A me sì, un sacco di volte. E l'ultima, proprio sul finire della vacanza, mentre eravamo a Bath.
Prima, però, un passo indietro.
E' da quando eravamo piccole che ad ogni viaggio mia mamma ci portava nei supermercati del posto in cui ci si trovava. Non che trascurasse il resto, tutt'altro: è che il supermercato costituiva un passaggio obbligato del nostro ruolino di marcia: museo-cattedrale- centro storico- super, con l'ordine che poteva variare ma i fattori che rimanevano sempre quelli. Dopodichè, iniziava la perlustrazione di tutti gli scaffali, con la stessa attenzione con cui, fino ad allora, avevamo perlustrato i corridoi delle pinacoteche o le navate delle chiese e poi si finiva inevitabilmente alle casse con carrelli pieni di prodotti allora da noi introvabili come la polenta bianca, le farine con vari semi, zuccheri dagli strani colori e spezie di ogni tipo, a rimpinguare lo scomparto del "famolo strano" della nostra dispensa.
Negli anni, le cose sono rimaste uguali: anche se, via via, ampliavamo il raggio dei nostri viaggi, il giro al supermercato rimaneva lo stesso- così come la stessa era l'incavolatura di mio padre, quando ci vedeva uscire cariche di borsine - "e cos'è che avete comprato, questa volta, possibile che a Genova non ce le abbiamo, 'ste cose, mi spieghi dove le metto???" e via dicendo.
E così, quando ho cominciato a viaggiare da sola, in un modo ovviamente differente da quello dei miei genitori, questa abitudine l'ho mantenuta : in qualsiasi posto vada, la prima cosa che controllo sono gli orari del super più vicino e su questi mi regolo per tutto il resto. Non solo: nei posti che conosco meglio vi so anche dire "dove" comprare "cosa" e se siete particolarmente fortunati, oltre che il nome della catena, vi dò anche l'indirizzo. Volete farvi una scorta di Twinings? Andate alla Tesco, in Gran Bretagna: ve lo tirano dietro. E così per le spezie per i Lebcucken o le senapi aromatizzate e la creme fraiche: non vi dico che son pure aggiornata sui tre per due, ma non è detto che col tempo ci arrivi.
Insomma, per farla breve, non eravamo ancora arrivati a Bath che già mi ero fiondata in un WHSmith, che svendeva l'opera omnia della Nigella, facendo perdere un quarto d'ora ad una scaletta già risicata e suscitando il sarcasmo del marito ("Carola, la mamma mi ha fatto risparmiare anche stavolta, come siamo fortunati"); e quindi stavamo correndo come dei forsennati verso le terme quando, all'improvviso, mi viene in mente che, proprio dietro al punto in cui ci trovavamo in quel momento, vent'anni fa c'era un mega supermercato.
Sebbene normalmente abbia il senso di orientamento di un piccione viaggiatore morto (altro battutone del marito, su, su, ridete), i negozi li becco tutti alla prima. E così è stato anche stavolta, con un Waterstone modello centro commerciale, con una food hall da far paura.
"Il Waterstone è quello delle conserve", ho replicato alle obiezioni del marito, con la stessa fermezza con cui i martiri prendevano la via del supplizio, e tempo un quarto d'ora avevo scorte di salse alla menta, composte di mirtilli rossi, paste di zenzero, crema di horseradish and so on tanto che, mentre ero in coda alle casse, notavo con soddisfazione di essere stata nei tempi.
Se non che, per ingannare l'attesa, ho aperto a caso un libro a caso della Nigella, alla pagina del Gingerbread, uno dei dolci più amati da mia figlia, che io ho sempre fatto con quello che il mercato genovese mette a disposizione. Mentre ora avevo l'occasione di rifornirmi di tutto, nientemeno che con la stessa Nigella a farmi da guida... ma quando mi capitava più?
e così, son tornata indietro, ho recuperato tutto quello che serviva e, una volta a casa, ho acceso il forno, per produrre the Real Homemade Gingerbread. In casa, c'era un profumo di attesa, con lo zenzero a ricordare il Natale e mia figlia che si torceva le mani - dai mamma, solo una fettina- mentre il dolce raffreddava sulla gratella, veniva ricoperto di glassa e poi messo sul tavolo "che fino a quando non è pronto, non si taglia". Mi sembrava di essere tornata indietro di dieci anni, quando lei era piccola e la cucina era il posto tutto per noi, dove ci prendevamo cura l'una dell'altra, io preparandole le cose che più le piacevano, lei ricompensandomi con sorrisi sdentati e baci appiccicosi- e quando ho affondato il coltello nella torta, per offrirle la prima fetta, ero intenerita e commossa.
"Ecco, amore, tutta per te"
"bleahhhh, che schifo.... ma questo non è il pan di zenzero che fai tu! Questo fa vomitare!!"
Lo assaggio: non fa vomitare, tutt'altro. Ha un gusto pregnante, deciso, pungente, come tutti i gingerbread che si preparano in casa da una certa latitudine in su, quando con il sapore forte dello zucchero muscovado ci si cresce, sin da bambini. Per i nostri palati, da poco avvezzi al solo zucchero di canna, l'impatto è brusco, ma hai voglia a spiegarle che è solo questione di farci l'abitudine: "a me piace quello che fai tu"
E per una volta che "mamma 1- resto del mondo 0", non insisto. Per cui, tornerò alla mia vecchia, collaudata e amatissima ricetta. Ma per quella, aspettiamo Natale...
da How to be a Domestic Goddness

mezza tazza più due cucchiai di zucchero muscovado scuro-circa 130 g
3/4 di tazza di melassa- 180 g.
2 cucchiaini di zeznero fresco, grattugiato fine
1 cucchiaino di cannella
1 tazza più due cucchiai di latte (250 ml)
2 uova grandi, leggermente sbattute
1 cucchiaino di lievito in polvere, fatto sciogliere in due cucchiai di acqua tiepida
2 cup di farina - 250 g
per la glassa
1 cucchiaio di succo di limone
100 g di zucchero a velo setacciato
1 cucchiaio di acqua tiepida
(apro e chiudo: con queste dosi, viene una glassa troppo liquida: se la volete compatta, come nella foto, partite da un cucchiaino d'acqua e uno di limone: se è il caso, avete tempo ad aggiungere quello che manca)
Sciogliere il burro con lo zucchero, il corn syrup, la melassa, la cannella e lo zenzero, in una pentola capace e , fuori dal fuoco, aggiungere le uova, il lievito con la sua acqua e il latte. Mescolare bene e aggiungere la farina, incorporandola perfettamente al composto: dovrete avere un impasto molto liquido. Riempite uno stampo da plum cake da un litro, rivestito di carta da forno e infornate a 180 gradi per 45 minuti o anche qualcosa di più: eventualmente, coprite la superficie con un foglio di alluminio. Fate la prova stecchino: se esce umido, ma non bagnato, è cotto
Lasciar raffreddare cinque minuti nello stampo, poi trasferire il cake su una gratella e lasciarlo raffreddare completamente.
Preparare la glassa
Setacciate bene lo zucchero a velo in una terrina.
Consiglio sempre di tenerne un po' a portata di mano, perchè è facile che se ne debba aggiungere ancora, in corso d'opera. Aggiungete qualche goccia di succo di limone e un cucchiaino d'acqua e iniziate a mescolare rapidamente: dovrebbe formarsi una glassa molto densa. A questo punto, sta a voi decidere come procedere, aggiungendo un po' di liquido per diluirla o no. Se propendete pe la prima ipotesi, aggiungete acqua goccia a goccia- e mescolate dopo ogni goccia. Sono un po' noiosa, su questo punto, ma bastano pochi ml in più per trasformare la glassa da densa a liquida. Se dovesse succedervi, niente paura: basta aggiungere zucchero.
Glassate il dolce, lasciate asciugare e servire.
Perfetto per l'ora del te
A stasera, per la Scozia
ciao
Ale
spumoncini di cioccolato
Anche per il pensiero c'è un tempo per arare.......
E un tempo per mietere....
Ludwig Wittgenstein filosofo (1889-1951)
I miei figli fanno spesso un pellegrinaggio.......
Sempre con immutata devozione ed entusiasmo ......elargendo generose offerte.....
Parlo di Ikea ...mia figlia ora frequenta la nuova sede poco fuori Torino mentre invece mio figlio quella di Milano che sembra sia la più grande in Europa.....
La spiegazione di tanta devozione è semplice...hanno acquistato le loro prime case e devono arredarle..e devo dire che le soluzioni offerte da questi enormi magazzini sono veramente valide.....
Si può spendere poco ma anche parecchio e gli oggetti acquistati sono sempre di notevole qualità.....
Mia figlia, l'ultima volta che vi si è recata doveva sfruttare un buono sconto da 20 € e ne è uscita con un spesa di circa 100 €, sconto incluso, e tra le varie cose acquistate c'era anche un portadolci a campana che aveva visto a casa di suo fratello a Milano......
Le ho chiesto: " Come possiamo inaugurarlo? ( tanto sapevamo che ci avrei pensato io ).....
"Con un dolce al cioccolato!!!"
Ho sfogliato furiosamente...si fa per dire ..i miei libri e libretti e da " Delizie al forno" ho tratto ispirazione per questa torta, modesta nell'aspetto, ma che comunque ha riscosso grande entusiasmo nella desinataria....
Tempo di preparazione: circa 40'...forse anche meno ..più l'ammollo dell'uvetta circa 30'
Costo: medio
Difficoltà:*
INGREDIENTI
80 g di uva passa
40 gr di rum per l'ammolllo
60 gr di mandorle con la pellicina
60 gr di mandorle pelate
150 gr di burro
100 gr di cioccolato fondente
4 uova
120 gr di zucchero
70 gr di farina
5 gr di lievito per dolci
1 bustina di vanillina
2 cucchiai di acqua di fiori d'arancio
Mettere a bagno l'uvetta nel rum per il tempo indicato...se possibile anche per un tempo maggiore.....
Strizzarla, tamponarla con carta da cucina ed infarinarla...
Sbattere con una frustina le uova, lo zucchero e l'acqua di fiori d'arancio ......
In un pentolino a fondo spesso e su fuoco bassissimo fondere il coccolato con il burro....
Far raffreddare.....
Tostare le mandorle pelate in forno per qualche minuto e frullarle con un cucchiaio di zucchero.....
Le mandorle che appaiono qui sotto non vanno invece tostate ma vanno frullate sempre con un poco di zucchero che ha la funzione di amalgamarsi meglio alle mandorle.....
Setacciare due volte la farina con il lievito e la vanillina, unire i due tipi di mandorle e l'uvetta precedentemente infarinata......
Mescolare per bene....
Unire al mix di uova, zucchero e acqua di fiori d'arancio il cioccolato fuso.....
E amalgamarlo agli ingredienti secchi.....
Ottenuto un composto omogeneo versarlo in una tortiera di silicone o di allumini,ben imburrato ed infarinato, dal diametro di 23/24 cm.....
Ed infornare in forno preriscaldato e ventilato a 170 per circa 35' o fino a doratuta della superficie.....
Eseguire sempre la prova dello stuzzicadenti: se il dolce è cotto perfettamente deve uscire asciutto.....
E non lasciarsi ingannare dal colore scuro del dolce.....a volte potrebbe capitare di farlo "brunire" troppo"!!!!
Come dicevo all'inizio il look è modesto ma il suo gusto compensa l'aspetto dimesso.....
A tutte un felice week end...stamattina si respira un'aria settembrina.... chissà cosa ci riserva settembre!!!!

Più o meno...
L'altro ieri accompagno la creatura alla master class e, proprio a metà del percorso, scorgiamo un blocco stradale: furgoni messi di traverso, cartelli, un piccolo sit in in mezzo alla strada e vigili che deviano il traffico. Sono i venditori ambulanti dei mercati rionali che protestano contro l'Assessore e i prossimi tagli che cancelleranno posti di lavoro e hanno organizzato questa dimostrazione contro di lui. Mi fermo in coda, studiando un percorso alternativo lungo la direzione obbligata ma, quando lo trovo, non posso accedervi, perchè è giorno di mercato. E così, finisco per aggirarmi in questo dedalo di viuzze, fino a quando trovo lo sbocco verso Corso Europa, la principale arteria del traffico dal levante al centro città. Naturalmente, ho un diavolo per capello: rischiamo di arrivare in ritardo, l'indicatore del carburante è sul rosso, il traffico mi snerva e in più mi sento al centro di una guerra fra poveri, il che mi deprime ancora di più: "perchè capisci che non è possibile - non-è-pos-si-bi-le- ridursi così già alle nove del mattino, e adesso come faccio, che son senza benzina, qui ci fermiamo in mezzo alla strada, e si è mai visto autorizzare un corteo nello stesso posto del mercato e HO CAPITO che arrivi in ritardo, ma se non so dove andare... ecco, aspetta che ci siamo, fammi infilare qui dentro..."
Insomma, a farla breve: contromano in Corso Europa.
Roba da restarci secchi all'istante, altro che le stradine di Scozia, dove al massimo fai unfrontale con una pecora.
Se scrivo, vuol dire che sono ancora qui e che è andato tutto bene: non c'erano auto, ho fatto inversione e, tremando come una foglia, sono riuscita a girarmi dalla parte giusta.
Solo che ora per un po' sto brava: vado a fare la spesa a piedi, mi concentro prima di attraversare la strada e, buon peso, non ho nemmeno fatto rifornimento, che non sia mai che mi venga la tentazione di rimettermi al volante, prima di aver riprogammato il nostro senso di marcia. E prima che il mio angelo custode venga dimesso dalla Neuro...
500 g di mirtilli (500 g di frutti id bosco misti, mirtilli, lampone, ribes rosso e bianco)
un cucchiaio di marmellata di mirtilli ( ne ho messi due)
una mela
il succo di mezzo limone
un cucchiaio di zucchero (ho messo quello di canna)
un cucchiaio raso di farina
mezzo cucchiaio di cannella in polvere (qui, de gustibus: potete anche diminuire la dose. A noi piace che si senta e quindi ho lasciato così)
gelato al cioccolato ( omesso: a parte che serve da accomagnamento, mentre per noi questa è stata la torta per la colazione e quindi era già sufficiente così, il cioccolato qui non ce lo vedo per niente. Su due piedi, direi di nuovo cannella, per esaltare il sapore di un ingrediente, oppure calvados)
Ho aggiunto poi tuorlo e latte, per spennellare
procedimento
Ho preparato la frolla, partendo dalla farina e dal burro freddo: per impastare senza che quest'ultimo si scaldi troppo, conviene prima lavarsi bene le mani con acqua fredda- io le lascio un po' sotto il getto del rubinetto- e poi incorporare i due ingredienti lavorando all'inizio con la punta delle dita " come quando se cuntan le palanche", diceva mia nonna- dove "palanche", in questo caso, sta per banconote. Appena vedete che farina e burro si sono più o meno amalgamati, aggiungete il tuorlo, lo zucchero e il limone e iniziate ad impastare, il più rapidamente possibile. Non impastate a lungo ma, appena vedete che la pasta è liscia e compatta, fermatevi pure.
A questo punto, di solito si consiglia di metterla in frigo per farla raffreddare, perchè è essenziale alla sua buona riuscita che entri in forno fredda. Però, se poi dovete lavorarla di nuovo per stenderla nella tortiera, ecco che tanto fredda non è più, quando entra nel forno. Senza contare che, appena uscita da frigo, è bella dura, per cui dovete impastare con forza, per renderla lavorabile, e allora siamo di nuovo daccapo.
L'unica soluzione, secondo me, è stenderla subito nella tortiera e poi metterla in frigo. Così, quando la tirate fuori, è fredda e tale resta, senza doverla lavorare di nuovo.
Quindi, una volta stesa la pasta nella tortiera, ho preparato il ripieno, mescolando insieme tutti gli ingredienti: la mela andrebbe grattugiata, io l'ho tagliata in pezzettini. Dopodichè, ho preso lo stampo con la frolla dal frigo, l'ho riempito con il composto e ho spennellato i bordi con poco tuorlo, mescolato con il latte. Ho steso poi il foglio di sfoglia, premendo sui bordi della frolla in modo che si saldasse bene. Poi ho praticato dei piccoli tagli nella sfoglia, con un coltello appuntito, per far uscire l'umidità del ripieno in cottura, e ho spennellato bene con il resto del tuorlo e dell'uovo.
In forno a 180 gradi per 40 minuti, fino a quando sarà ben dorato.
Aggiungo una cosa, grazie ad una domanda nei commenti: la sfoglia cuoce in meno tempo che la frolla. In questa torta, 40 minuti ci vogliono tutti, per la frolla, perchè il ripieno è umido, ma per la sfoglia potrebbero essere troppi. Quando ci si trova di fronte a queste situazioni, si usa il sistema del foglio di alluminio, con cui si ricopre la superficie della torta. Ossia, quando la torta è cotta in superficie ma il ripieno o il fondo non lo sono ancora, basta metterci sopra un foglio di alluminio e proseguire la cottura. In questo modo, si cuoce tutto perfettamente, senza correre il rischio che una parte bruci.
La ricetta dice di servirlo freddo con una pallina di gelato al cioccolato ma, come ho già detto, non concordo. Per me, o lo si mangia freddo, senza accompagnamenti di sorta, oppure tiepido, con una pallina di gelato o anche all'inglese, con della panna liquida. Però, è talmente buono così che non starei a snaturarlo con altri ingredienti.
Ci vediamo stasera, per la terza puntata del viaggio ( che finalmente ci arriviamo, in Scozia!)
ciao
ale
Secondo mio marito, è un mal comune: tutti sprecano il loro tempo e tutti ne sprecano tanto, per cui non vale la pena di crucciarsi per un comportamento così diffuso da sembrare innato. Il problema, semmai, è come far rendere la parte del giorno che viene messa a frutto- e su questo, secondo lui, non dovrei lamentarmi.
Neanche a dirlo, si sbaglia di grosso: anche perchè io ho un doppio motivo per cui arrabbiarmi: il non riuscire a concentrare nelle canoniche 24 ore, tutto quello che devo e che voglio fare e la conseguente impossibilità di incastrarci qualcuna delle mille idee nuove che mi vengono in mente ogni giorno, vero toccasana contro il logorio della routine quotidiana
E così, ogni anno, quando ritorno a casa, in cima alla lista dei buoni propostiti c'è proprio questo: imparare ad organizzarmi. E quest'anno, neanche a dirlo, non a fatto ecezione.
Va da sè che, al pari di tutti i buoni propositi, si cominci di lunedì: la domenica la si passa a risistemare i bagagli TUTTI INSIEME (secondo proposito: torniamo a casa e mi faccio aiutare) e il giorno dopo si comincia. Fra l'altro, la serie di cose da fare è lunga e in parte spiacevole, visto che le cose da fare prevedono tutte lunghe code a casse o sportelli ma stavolta sono sicura di farcela. Mi scrivo pure un programmino, alle otto faccio questo, alle nove quest'altro e scopro che non solo riesco a fare tutto, ma anche a terminare ogni cosa a metà pomeriggio, candeggio e cena compresi.
Sono così euforica che, quando sveglio il marito, canto.
"Che ore sono?" grugnisce, da sotto le lenzuola
"le sette e mezza"
Sogghigno felice, mentre lui schizza in bagno, lamentandosi che è troppo tardi, che non dovevo lasciarlo dormire, che ha mille cose da fare e sarebbe dovuto essere in ufficio una settimana fa: io ho il mio programma, e finora non ho perso nemmeno un minuto.
La creatura si è iscritta a una master class di violino, nel primo comune dopo Genova: gli autobus di linea non ci arrivano, di treni non se ne parla, per cui devo accompagnarla e- forse- andarla a prendere. La sveglio, facciamo colazione e, mentre si prepara, procedo alle operazioni di candeggio, secondo copione.
Primo intoppo: la candeggina non c'è.
Rovisto nell'armadio dei detersivi (meno cinque minuti), sotto il lavandino (meno tre minuti), in dispensa (meno dieci minuti, 9 dei quali spesi per farmi strada fino alla mensola che cercavo): trovo di tutto, ovviamente, ma della candeggina, nessuna traccia.
"ok, andrò a fare la spesa, penso, mentre modifico il programma della giornata, inserendo il supermercato subito dietro le poste.
Nel frattempo, sono le otto e mezza e bisogna uscire, perchè il corso inizia alle nove.
"No, mamma: alle nove e mezza"
"No, no, figurati se mi sbaglio: è alle nove, mi ricordo benissimo, guarda: 'alle nove, tutti lì'"
Naturalmente, aveva ragione la creatura: nove e mezza "ma anzi, fate pure dieci meno un quarto, che intanto il quarto d'ora accademico ci sta"
45 minuti da buttar via con un giro in spiaggia e una colazione supplementare sarebbero andati bene fino al mese scorso, ma oggi assolutamente no: per cui, giro la macchina, torno a Genova e vado alla posta. Dopodiche, ritorno in macchina, riporto la figlia al corso, torno a Genova e vado al supermercato a comprare la candeggina.
Al super sono iniziate le offerte per la scuola e, anche se sono senza carrello, inizio a caricarmi di penne, quaderni, matite e blocchi vari. Poi prendo anche una scatola di corn flakes, un litro di latte, mezzo kg di yogurt e la candeggina, confezione famiglia allargata. Mentre sono lì che barcollo alle casse, con tutta la roba che mi cade dalle braccia, squilla il cellulare
"mamma, vienimi a prendere, perchè faccio lezione oggi pomeriggio alle 4 e mezza"
Ritorno a Bogliasco, prelevo la creatura e subito dopo chiama il nipote. Che quest'anno si è impegnato al massimo, a scuola, ed è riuscito a farsi rimandare di Arte- ma solo perchè Religione non la fa.
"zia, quando posso venire a ripeterti tutto?"
Lo incastro in due ore, l'indomani, e intanto convinco la creatura a fare almeno un'ora di latino, subito dopo. Arrivo a casa, sistemo la spesa, metto finalmente su il bucato e attacco con le versioni. Stranamente, la creatura si ricorda ancora qualcosa e dopo una traduzione più o meno corretta, il quadruplo dei paradigmi imparati a memoria rispetto all'anno scorso (leggasi 4) e le mie corde vocali ancora intatte, la vita mi risorride. "sta' a vedere che recupero", penso.
Prima telefonata: la lezione non è più alle 4 e mezza ma alle 3, a casa nostra. Il che apre la delicata questione di "come faccio a vedermi con l'Alice", per risolvere la quale impiego mezz'ora, due telefonate e un "vado solo io a pranzo dalla nonna"
Seconda telefonata: mia suocera mi chiede se posso portarle un litro d'olio per friggere. Che io non ho.
Lei, però, è più comprensiva: "lascia perdere, ci arrangiamo"
Però a me dispiace e quindi vado di nuovo al supermercato. E di nuovo, mentre sono nel parcheggio, arriva il messaggio della creatura: la lezione è alle 4 e mezza in Via XXXX, sai dov'è?"
Sì che lo so, dov'è. E' sulle alture della città, dove gli autobus passano ogni mezz'ora e dove mia figlia non ha mai messo piede
"lascialo lì", dico al marito.
Dopo un secondo, squilla il suo.
Da dove sono seduta, riesco solo a sentire pianti, lacrime e disperazione, inframmezzati da "non ti preoccupare, non è successo niente, può capitare" e "no, tranquilla, in prigione non ci vai". Ma siccome su quest'ultimo punto servono le rassicurazioni dell'esperta di casa, tempo tre secondi sono all'altro capo del telefono a sentire cosa è successo, stavolta.
Ha preso una multa sull'autobus. Trovare un negozio aperto alle 2 del pomeriggio di un lunedì d'agosto, nel nostro quartiere, è un'impresa ciclopica, specialmente se in edicola non puoi più comprare i biglietti, se non hai i soldi contati (è l'ultima novità del nostro giornalaio): e così, se l'è rischiata ed è andata male. E ora piange, per lo spavento, la brutta figura, la vergogna e "la fedina penale sporca". Giuro. Dice proprio così, fra i singhiozzi e le lacrime, in pieno centro cittadino, senza neppure l'amica che la consoli. La rassicuro, le dico che non ci sarà nessun processo e nessun castigo e che neppure lo diremo al nonno che da giovane faceva il tranviere e intanto si son fatte le tre e devo tornare a casa.
Neanche a dirlo, fra semafori e traffico del rientro, arrivo in tempo per farmi una doccia (alla voce "tempo per me" c'erano due ore)e ripartire: per inciso, fra il deserto ed il posto dove la creatura fa lezione non c'è nessuna differenza, a parte l'asfalto, per cui finisce che sto lì "perchè intanto, mamma, fra tre quarti d'ora ho finito". Dopo un'ora e mezzo sono ancora lì e per distrarmi conto i mille pezzi in cui ho stracciato il programma della giornata.
Per farla breve, abbiamo cenato alle otto e mezza, ho finito di mettere ordine in casa intorno alle dieci e a mezzanotte mi sono ricordata che dovevo sciacquare la biancheria in candeggina. Neanche a dirlo, ho pure sbagliato candeggio...
Mi ci vuole una vacanza, cosa dite????
Simil non ricetta, se non fosse che questo è uno dei dessert più famosi d'Inghilterra. E' il piatto tipico con cui si conclude quello che loro chiamano "pic nic" e che da noi è l'equivalente di un fastoso ricevimento all'aperto, in occasione della sfida di cricket fra Eton e il Winchester College, tradizionale risposta alla regata fra Oxford e Cambridge. La storia del piatto è inversamente proporzionale ai tempi di preparazione e quindi non ve la racconto: mi limito a dirvi che il "mess" del nome deriva dal latino "mensa" e questo dà la misura dell'importanza di questo dessert, quasi che da solo compendiasse tutte le altre portate del pasto. La ricetta tradizionale prevede le fragole- e difatti da loro ci sono ancora e sono pure mature al punto giusto: è ammessa però anche una versione con i lamponi, che è quella che trovate qui sotto. In meno di tre minuti è pronto- e la porca figura la fate, eccome...
Sciacquate dei bei lamponi sotto l'acqua fredda e asciugateli tamponando delicatamente.
Sbriciolate sul fondo di bicchieri o coppette- tanti quanto sono i commensali- delle meringhe (grosso modo una a testa dovrebbe bastare, misura media), disponetevi sopra uno strato di lamponi e poi aggiungete della panna montata, leggermente zuccherata. Potete aromatizzarla con la vaniglia, se vi fa piacere: nel qual caso, addolcitela con zucchero a velo. Guarnite con lamponi, un po' di meringa sbriciolata e una fogliolina di menta fresca, se l'avete a disposizione. In frigo fino al momento di servire
A stasera con la prima puntata del viaggio in Scozia
Ale
La gente non ha torto quando si attiene alla regola che chi vuol curare gli altri deve essere egli stesso in buona salute.......
E diffida dai poteri curativi di un medico che non può curare se stesso......
Sherlock Holmes ( L'impiegato dell'agenzia di cambio)
Parlando di medici e precisamente di podologi questi specialisti di tutto il mondo si sono trovati d'accordo nello sconsigliare l'uso delle ciabattine ed infradito usate ad oltranza.........
Sembra però che queste raccomandazioni vengano disattese come mi è stato possibile osservare durante il mio soggiorno ad Ann Arbor.....
Infatti sembra, secondo questi specialisti, che l'uso massivo di questo tipo di calzature possa danneggiare il piede....
La mia amica ne era addirittura scandalizzata: " Sembra che escano tutti dalla doccia"......
E se non erano i "patin" come si dice in Piemonte, usati con qualunque abbigliamento quasi per l'80%, allora era possibile ammirare delle scarpe pesanti da trekking usate con calzini corti anche se l'abbigliamento poteva essere vagamente elegante.....
Rarissimamente ho visto delle scarpe con un po' di tacco o dei sandali che potessero essere vagamenti carini.....
Ragazze mie...anche quando siamo vestite semplici semplici siamo sempre molto più eleganti di quello che mi è stato possibile notare osservando il passeggio durante il mio soggiorno americano mentre velocemente, la mia amica ed io, mangiavano qualcosa fuori dal ristorante dove andavamo di solito.....
Ipercritica???
Non credo proprio.....
E dopo questa tiritera ecco una torta dalla doppia veste che ho preparato tempo fa.....
Ora fa freschetto, almeno qui al nord, quindi non abbiamo più scuse per non accendere il forno....
Tempo di preparazione:20'
Costo: medio
Difficoltà:*
INGREDIENTI
110 GR DI ZUCCHERO DI CANNA
120 GR DI FARINA INTEGRALE
8 GR DI LIEVITO PER DOLCI ( MEZZA BUSTINA)
3 UOVA
200 GR DI BANANE PESO NETTO
120 GR DI BURRO
80 GR DI BURRO DI ARACHIDI
90 GR DI MIELE
Ecco lo zucchero di canna.....
Mescolare per bene la farina integrale con il lievito....
Affettare le banane........
E schiacciarle con una forchetta...resistere alla tentazione di frullarle col mixer..si otterrebbe una crema che conferirebbe eccessiva umidità al dolce.....
Lavorare con le fruste elettriche il burro, lo zucchero di canna e il miele fin quando non si ottiene un composto soffice.....
A questo punto unire le uova una per volta......
Si dovrebbe ottenere un composto come appare qui sotto.....
Ora è la volta del burro di arachidi.....
Continuare ad usare sempre le fruste elettriche.....
Usando ora un cucchiaio aggiungere le banane schiacciate e per ultima la farina....non occorre mescolare troppo quel tanto che basta per amalgamare tutti gli ingredienti.....
Versare il composto suddividendolo, come ho fatto io, in uno stampo da plum cake e in uno circolare da 17 cm oppure tutto in uno grande da 22/24 cm....
Infornare ora in forno preriscaldato e ventilato a 180° per circa 40°.....
Non dimenticare di saggiare la coltura del dolce con uno stuzzicadenti.....
Se volete applicare le perline d'argento basta pennellare i solchi del dolce con un filo di burro e così l'applicazione delle stesse sarà facilitata.....
Veloce da preparare....ottimo per la colazione e per i momenti di...meditazione!!!!

















